{"id":288,"date":"2012-10-03T12:49:23","date_gmt":"2012-10-03T10:49:23","guid":{"rendered":"http:\/\/c1autogestita.noblogs.org\/?p=288"},"modified":"2012-10-08T15:17:15","modified_gmt":"2012-10-08T13:17:15","slug":"comunque-vada-sara-un-processo-contro-narrazione-del-collettivo-su-quattro-anni-in-movimento-e-sullattuale-fase-di-repressione-a-urbino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/c1autogestita.noblogs.org\/?p=288","title":{"rendered":"&#8220;Comunque vada&#8230; sar\u00e0 un processo&#8221; Contro-narrazione del collettivo su quattro anni in movimento e sull&#8217;attuale fase di repressione a Urbino"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-291\" src=\"https:\/\/c1autogestita.noblogs.org\/files\/2012\/10\/solo2-287x300.jpg\" alt=\"\" width=\"287\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/c1autogestita.noblogs.org\/files\/2012\/10\/solo2-287x300.jpg 287w, https:\/\/c1autogestita.noblogs.org\/files\/2012\/10\/solo2-980x1024.jpg 980w, https:\/\/c1autogestita.noblogs.org\/files\/2012\/10\/solo2.jpg 1809w\" sizes=\"auto, (max-width: 287px) 100vw, 287px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: small\"><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\">&#8216;<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Comunque vada\u2026 sar\u00e0 un processo!\u2019<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\">. Nasce da una battuta durante la discussione sul da farsi il titolo della campagna contro la repressione che presentiamo in questi in giorni. Una risata liberatoria che si \u00e8 aperta sui nostri volti in una serata nella quale sfogliavamo increduli i fascicoli delle indagini sulle nostre proteste. Una risata che ci permette oggi di affrontare con maggiore tranquillit\u00e0 le tante, troppe, denunce che il movimento studentesco ed antifascista urbinate si \u00e8 visto recapitare. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Riusciamo ancora a ridere nonostante i processi e questo ci ha restituito il senso delle nostre lotte, ci ha convinti ad organizzarci per non rimanere soli di fronte alla repressione. La discussione su quanto sta avvenendo non riguarda solo noi, ma va fatta collettivamente e pubblicamente.<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<h4><strong>Diciannove denunce per interruzione di pubblico servizio, cinque per ingiurie ad un militante neofascista, una per un presidio \u2018non comunicato\u2019 e purtroppo abbiamo ragioni di credere che non sia finita qui. Due gli sgomberi coatti subiti negli ultimi mesi: l\u2019aula C1Autogestita, storico spazio del movimento studentesco urbinate, e l\u2019ex-Skorpio Occupato, struttura di propriet\u00e0 Ersu da anni abbandonata e lasciata al degrado.<\/strong><\/h4>\n<h4><strong>Cominciamo dalla fine<\/strong>:<span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\">per noi quello che sta avvenendo \u00e8 un processo repressivo, che ha dei responsabili ben precisi, una sua logica interna e che di riflesso ci consegna l\u2019immagine di una democrazia autoritaria che non tollera l\u2019espressione di dissenso.<\/span><\/span><\/h4>\n<h4><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Cominciamo dall\u2019inizio.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"> A partire dal 2008 il movimento studentesco ha vissuto un\u2019importante stagione di crescita in tutto il paese: le proteste contro i tagli ai finanziamenti a scuola e universit\u00e0 contenuti nella legge 133 riaggregano dopo tanti anni migliaia di studenti. Nasce l\u2019Onda Anomala, un movimento che non chiede solamente che venga rifinanziata la formazione pubblica, ma pone al centro del dibattito il tema del diritto al futuro per i giovani di questo paese. Nonostante i giornali smettano presto di parlarne il movimento studentesco dopo l\u2019autunno del 2008 prosegue la propria riflessione e i segni di questo si vedranno due anni dopo, nell\u2019autunno 2010, quando un\u2019altra grande mareggiata studentesca scuoter\u00e0 l\u2019Italia.<\/span><\/span><\/h4>\n<h4><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Ad Urbino nel 2008 il tempo della protesta di piazza \u00e8 stato breve ma molto fecondo in termini di relazioni e produzione di percorsi studenteschi autonomi.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"> Come segno tangibile di quella prima ondata rimaneva infatti l\u2019aula autogestita C1 e la pratica dell\u2019autoformazione. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Da quel momento la C1 \u00e8 stata per quattro anni un esperimento di autogestione della vita culturale studentesca e un luogo dove sviluppare un pensiero critico all\u2019interno dell\u2019universit\u00e0.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"> Uno spazio liberato, luogo di aggregazione ed autorganizzazione in cui si sono incrociate le pi\u00f9 diverse esperienze politiche ed umane. Tante le persone che hanno attraversato la C1, tra le quali figurano anche molti professori di questo ateneo. Troppe le attivit\u00e0 svolte al suo interno per elencarle tutte: presentazione di libri, dibattiti, laboratori di teatro, cineforum, seminari di autoformazione, assemblee, pranzi sociali e tanto altro.\u00a0Uno spazio unico nel suo genere in un piccolo centro come Urbino e infatti, superate le prime diffidenze, anche una parte della citt\u00e0 aveva imparato negli anni a riconoscere nella C1 un punto di riferimento importante per studenti e cittadini.<\/span><\/span><\/h4>\n<h4><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Nel 2010 il movimento studentesco \u00e8 di nuovo in piazza e questa volta Urbino, nonostante le sue ridotte dimensioni, si distingue per la lunga resistenza opposta allo smantellamento del diritto allo studio ed alla riforma dell\u2019universit\u00e0 c.d. Gelmini.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"> Il paziente lavoro prodotto in C1 e lo sforzo profuso per non ripetere gli errori del 2008 riescono nel giro di tre mesi a costruire una vasta mobilitazione che culminer\u00e0 con l\u2019occupazione del Nuovo Magistero. Sono di questi mesi le prime denuncie che hanno colpito il movimento studentesco a Urbino ed in tante altre realt\u00e0 universitarie. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Non possiamo oggi sottacere l\u2019importanza di quelle lotte e, contemporaneamente, la portata della sconfitta.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"> Il movimento studentesco, che sul piano nazionale ha perso la propria battaglia per una riforma dal basso del sistema universitario, ad Urbino \u00e8 stato capace di arginare il definanziamento del diritto allo studio. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Dopo tre mesi di proteste che si spinsero fin sotto i palazzi della regione Marche (di cui l\u2019ERSU \u00e8 ente strumentale) il movimento ottenne che agli idonei alla borsa di studio che non rientravano nelle graduatorie venissero almeno erogati gratuitamente i servizi di vitto e alloggio e riusc\u00ec a sventare l\u2019esternalizzazione del servizio di assistenza disabili.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>\u2028<\/strong><\/span><\/span><\/h4>\n<h4><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Il quadro complessivo delle lotte di questi ultimi anni ci serve a comprendere la natura politica del processo repressivo che abbiamo ipotizzato all\u2019inizio.\u00a0<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\">Le prime denuncie che ci riguardano nascono infatti in questo contesto. Facciamo un esempio. Entrare a mensa in centinaia ed auto erogarsi il pasto \u00e8 un gesto di riappropriazione che, al di l\u00e0 del profilo legale, noi consideriamo sacrosanto di per s\u00e9. Ma il fatto che questa azione sia avvenuta mentre erano in corso trattative con la regione Marche per determinare la copertura delle borse di studio e mentre in parlamento era in discussione una riforma dell\u2019universit\u00e0 ampiamente contestata, ne chiarisce la dimensione politica. In centinaia siamo entrati pacificamente in mensa e tutti insieme abbiamo deciso di dare un segnale forte: stiamo chiedendo ci\u00f2 che, almeno in teoria, dovrebbe essere gi\u00e0 nostro. 330 pasti distribuiti gratuitamente sono solo una piccolissima parte di quanto ci spetta. Nel momento in cui siamo entrati a mensa tanto gli altri studenti gi\u00e0 presenti a mensa, quanto il personale Ersu hanno capito perfettamente il significato della nostra azione e la maggior parte di questi ha condiviso e sostenuto le nostre ragioni. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Le amministrazioni (Ersu, universit\u00e0 e comune) da parte loro non hanno in questi anni dato alcuna risposta seria alle istanze poste.<\/strong><\/span><\/span><\/h4>\n<h4>Arriviamo quindi allo scorso anno<span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\">,\u00a0che ha segnato uno spartiacque nella storia del movimentismo urbinate. Se lo slogan che riecheggiava nelle piazze occupate dall\u2019Onda Anomala era \u2018Noi la crisi non la paghiamo!\u2019, \u00e8 chiaro come studentesse e studenti fossero consci sin da allora di come la situazione di scuole e universit\u00e0 fosse un portato della crisi economica. \u00c8 quindi ovvio che il movimento studentesco ha guardato sin da subito con molto interesse al ciclo di lotte iniziate con la primavera araba, proseguite con le \u2018acampadas\u2019 del movimento 15M in Spagna e che hanno poi trovato una risonanza oltreoceano con il movimento Occupy Wall Street.<\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\">\u2028Questo movimento internazionale, con tutte le sue contraddizioni, sta infatti sfidando direttamente l\u2019assetto neoliberista e il movimento studentesco aderisce con entusiasmo a questa nuova fase di mobilitazione. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>A Urbino il tentativo \u00e8 stato quello di avviare un percorso di confronto con il territorio e di avvicinamento alle istanze che da questo provengono.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"> Questo nuovo corso, inaugurato dalle tende di Occupy Urbino e dalla campagna di comunicazione \u2018SEnza di noi URBINO MUORE\u2019, ha come nodo centrale quello degli spazi sociali nella citt\u00e0 di Urbino. Era necessario rispondere alla chiusura degli spazi pubblici, a partire da quelli universitari, dalle sale studio ai campi da calcetto. Parlare di utilizzo e gestione degli spazi ci ha inoltre permesso di aprire un dibattito pi\u00f9 ampio con la citt\u00e0. A muoverci \u00e8 stata la voglia di sperimentare un\u2019altra socialit\u00e0, di promuovere percorsi di mutuo aiuto, di far valere il principio autogestionario al di l\u00e0 dei codici istituzionali e di diffondere cultura liberamente oltre la logica del profitto. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Mentre noi cominciavamo a ragionare di \u2018diritto alla citt\u00e0\u2019 il Rettore lavorava allo sgombero della C1.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>\u2028<\/strong><\/span><\/span><\/h4>\n<h4><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Lo sgombero dell\u2019aula autogestita \u00e8 emblematico dello \u2018stile di governo\u2019 che qui denunciamo come repressivo.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"> Da tempo eravamo a conoscenza del fatto che il Rettore era ansioso di liberarsi dell\u2019unico spazio autogestito all\u2019interno dell\u2019ateneo, ma mai avremmo creduto che avrebbe approfittato di un momento di emergenza per far valere quest\u2019ordine. Mentre le studentesse e gli studenti del collettivo che ha animato l\u2019aula stavano generosamente dando il proprio contributo a superare l\u2019emergenza neve che ha colpito la citt\u00e0 lo scorso anno, dalla sua residenza riminese il Rettore organizzava lo sgombero <\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><em>manu militari<\/em><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"> della C1Autogestita. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Alla riapertura dell\u2019universit\u00e0 dopo il \u2018nevone\u2019 i corridoi della facolt\u00e0 erano pieni dei poliziotti venuti a sorvegliare un\u2019aula ormai vuota e chiusa a chiave.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>\u2028<\/strong><\/span><\/span><\/h4>\n<h4><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Lo sgombero della C1 ha segnato un punto di rottura perch\u00e9 dopo questo episodio \u00e8 diventato evidente l\u2019utilizzo politico della forza pubblica. La presenza dei reparti della celere di fronte alle facolt\u00e0 e nelle piazze cittadine \u00e8 stata una costante degli ultimi due anni e noi a questa militarizzazione inutile ci siamo sempre apertamente opposti.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"> Tralasciando per un momento le vicende studentesche, e guardando alla citt\u00e0 e alle sue esigenze, noi ancor oggi non riusciamo a vedere nei gioved\u00ec sera un problema di ordine pubblico, n\u00e9 possiamo giustificare in alcun modo inutili dimostrazioni di forza come il blitz che avvenne il 10 novembre scorso a Ponte Armellina, quartiere operaio noto alle cronache come Urbino2. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Crediamo sia uno spreco di soldi pubblici continuare a richiedere un intervento delle forze dell\u2019ordine cos\u00ec cospicuo in contesti dove questo non risulta necessario. Tutto questo ci sembra ancor pi\u00f9 intollerabile quando poi accade che la forza pubblica si disponga a tutelare forze politiche neofasciste nell\u2019atto di fare propaganda.<\/strong><\/span><\/span><\/h4>\n<h4>L\u2019attenzione verso il territorio ha per noi significato sin da subito stabilire un nuovo presidio antifascista in citt\u00e0.<span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"> Oltre a coltivare la memoria della resistenza in occasione del 25 aprile con l\u2019evento \u2018(R)Esistenze Anomale &#8211; Festa delle resistenze d\u2019oggi\u2019, e a dare quindi il nostro contributo allo svilup-po di un antifascismo culturale, crediamo che la crescita dei gruppi neofascisti in Italia ed in Europa dimostri l\u2019urgenza di un antifascismo militante che monitori il fenomeno e lo contenga. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Quando, come nell\u2019aprile 2011, un gruppo di neofascisti che distribuiva volantini chiaramente xenofobi venne autorizzato a fare un presidio noi ci siamo opposti mettendo i nostri corpi tra i fascisti e la piazza. <\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\">Abbiamo sentito il dovere di coprire quello scempio che, oltre ad offendere la memoria antifascista di questa citt\u00e0, era insultante per i migranti che qui vivono e lavorano. Non abbiamo comunque in alcun modo reagito alle provocazioni che provenivano dai fascisti, mentre le forze dell\u2019ordine in quell\u2019occasione sembravano unicamente interessate a tutelare il diritto democratico di un gruppo neofascista di distribuire volantini esplicitamente razzisti. Questa triste situazione venne denunciata a gran voce dai numerosi militanti antifascisti presenti in piazza quel giorno e forse anche per questo cinque di noi devono affrontare un processo. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>La classe politica cittadina, con l\u2019eccezione di Rifondazione Comunista, non \u00e8 stata capace di dire nulla in merito.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>\u2028<\/strong><\/span><\/span><\/h4>\n<h4><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Il combinato di uso della forza pubblica da un lato e silenzio della politica istituzionale e di tutte le forze democratiche dall\u2019altro \u00e8 infatti la caratteristica principale del processo repressivo che stiamo descrivendo. Lo stesso modello verr\u00e0 seguito dalla classe dirigente per trattare l\u2019occupazione dell\u2019ex-Skorpio.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"> Dopo il vergognoso sgombero della C1 il collettivo ha cercato prima di tutto di capire che cosa stesse accadendo. Molte denunce erano gi\u00e0 arrivate e lo sgombero andava a completare un quadro inquietante. L\u2019attacco sfrontato che la stampa locale ha scatenato nei nostri confronti ci ha poi confermato che non ci sbagliavamo: risultava evidente che un processo repressivo si era avviato.<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong> Che fare?<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"> Il collettivo, che da tempo aveva avviato un lavoro con associazioni e gruppi del territorio, ha scelto la cosa pi\u00f9 naturale: andarsene dall\u2019universit\u00e0 e verificare se la citt\u00e0, con tutte le sue contraddizioni, fosse in grado di raccogliere un percorso gi\u00e0 vivo nel territorio. Le studentesse e gli studenti in mobilitazione solo nell\u2019ultimo anno hanno infatti partecipato alla battaglia referendaria per i beni comuni, lavorato duramente durante il \u2018nevone\u2019 (gli \u2018spalatori autorganizzati\u2019), costruito un rapporto con l\u2019ambientalismo locale e un recente ma prolifico incontro con i Gruppo di Acquisto Solidale di Urbino e i produttori agricoli del territorio. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>C\u2019era insomma la ragionevole speranza che rilanciare la lotta sugli spazi con un\u2019occupazione non sarebbe stato interpretato come un gesto di prepotente arroganza che andava squalificato in nome del sacro valore della legalit\u00e0, ma che avrebbe anzi potuto raccogliere le istanze di cambiamento di parte del tessuto cittadino.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>\u2028<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\">\u2028<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\">L\u2019ex-Skorpio voleva infatti essere, nelle nostre intenzioni, un luogo all\u2019interno del quale sviluppare tanto percorsi alternativi sul piano artistico e culturale, quanto dare finalmente spazio a nuove forme di mutualismo. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Lo spazio sociale era per noi una politica contro la crisi e avevamo la strana speranza che come tale venisse inteso.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"> Un\u2019istanza politica si \u00e8 invece trasformata per l\u2019ennesima volta in problema di ordine pubblico. A niente \u00e8 servito un appello pubblico di un gruppo di professoriche chiedeva al mondo politico di riflettere sull\u2019opportunit\u00e0 che uno spazio sociale autogestito poteva rappresentare per la citt\u00e0. L\u2019ex-Skorpio, la cui autogestione cominciava a prendere forma, \u00e8 stato sgomberato il giorno prima dell\u2019iniziativa \u201cl\u2019ex-Skorpio incontra la citt\u00e0\u201d, il cui scopo era appunto quello di presentare le attivit\u00e0 che intendevamo ospitare all\u2019interno dello spazio. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Il colpevole silenzio della politica ha permesso che la forza pubblica sgomberasse dei locali inutilizzati da anni per restituirli cos\u00ec al degrado.<\/strong><\/span><\/span><\/h4>\n<h4><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Oltre a denunciare un processo repressivo abbiamo affermato che questo ha una sua logica e dei responsabili. La logica, dovrebbe essere oramai chiaro, \u00e8 quella di negare l\u2019agibilit\u00e0 politica a chi esprime dissenso.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"> Specialmente in questa parte d\u2019Italia che, dopo essere stata raccontata per anni come terra di benessere sociale (la terza Italia, cuore rosso del paese, terra di piccola impresa responsabile ecc.), \u00e8 oggi investita in pieno dalla crisi economica, politica e sociale, \u00e8 importante che nessun neghi la bont\u00e0 della classe dirigente locale. Si vorrebbe un territorio pacificato nonostante i pesanti processi di impoverimento che lo attraversano. Chi lo vuole \u00e8 una classe dirigente spaventata, incapace di gestire una crisi che colpisce universit\u00e0, enti pubblici e territorio in profondit\u00e0. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Il Rettore Pivato ed il suo direttore amministrativo, il presidente dell\u2019Ersu Giancarlo Sacchi e il direttore Massimo Fortini, cos\u00ec come il sindaco di Urbino Franco Corbucci e la sua Giunta sono quelli che, data la posizione, hanno le maggiori responsabilit\u00e0 politiche del processo repressivo in corso.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"> Dietro di loro una serie di gruppi di potere tutti intenti a garantire che \u2018tutto cambi affinch\u00e8 nulla cambi\u2019. Alla classe dirigente interessa solo la riproduzione della classe dirigente stessa ed \u00e8 questa la ragione per cui, oltre a non interessarsi alle conseguenze sociali dei loro pareggi di bilancio, hanno bisogno di negare qualunque agibilit\u00e0 politica a chi li contesta, anche e soprattutto quando chi lo fa crea ricchezza sociale impossibile da mettere a valore. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Di noi, del collettivo studentesco che ha cercato di raccogliere l\u2019esperienza del movimento e di farla vivere sul territorio, \u00e8 stato detto di tutto.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"> Non ci interessa qui fare la lista delle accuse e tentare delle smentite, ma c\u2019\u00e8 ne una in particolare che merita di essere approfondita in quanto rivelatrice. Capita di sentir dire che le studentesse e gli studenti a processo siano un\u2019esigua minoranza della componente studentesca, che questi siano poco rappresentativi. Questo dovrebbe servire a giustificare sgomberi e denunce. Noi crediamo che questo sia il segno di un\u2019idea di democrazia autoritaria, che alla minoranza riserva solo esclusione dal dibattito e repressione. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>C\u2019\u00e8 in atto una limitazione alla libert\u00e0 di espressione e del sacrosanto diritto al dissenso politico!<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>\u2028<\/strong><\/span><\/span><\/h4>\n<h4><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Democrazia autoritaria quindi.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"> Questa definizione approssimativa, che abbiamo cercato di dare in forma narrativa, non sarebbe per\u00f2 completa se non chiarissimo come questa sia adeguata non solo a questo territorio ma a gran parte dei centri italiani, a buona parte d\u2019Europa e soprattutto, per essere pi\u00f9 chiari, a tutti i paesi dell\u2019alleanza atlantica che sulla repressione del dissenso hanno elaborato un vero e proprio piano strategico (Urban Nato Operation 2020). <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>In tutto l\u2019occidente vediamo la polizia intervenire brutalmente sulle persone che collettivamente reclamano il diritto a una vita diversa da quella decisa dai centri di comando della finanza e della politica istituzionale.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"> Per limitarci al caso italiano son ancore vive di fronte ai nostri occhi le immagini di quanto accadde a Genova nel 2001. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Il G8 di Genova venne definito da Amnesty International \u2019la pi\u00f9 grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale\u2019 e pensiamo che non ci sia definizione pi\u00f9 adeguata di quei giorni. \u00c8 anche per questo, ma non solo, che sosteniamo la campagna \u201810&#215;100-G8Genova 2001 non \u00e8 finita!\u2019.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"> Siamo solidali con i compagni e le compagne agli arresti perch\u00e9 riteniamo profondamente ingiusto reprimere il dissenso relegandolo ad un problema di ordine pubblico. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Quel dissenso che si \u00e8 fatto movimento<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"> e che da Seattle a Genova, dalle facolt\u00e0 occupate a Occupy Wall Street, da piazza Tahrir alle piazze spagnole nuovamente in rivolta, lotta per qualcosa di pi\u00f9 grande e cio\u00e8, come disse a suo tempo Susan George per il movimento no global, perch\u00e9<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong> \u201cvuole solo giustizia per il mondo intero\u201d. Per noi un futuro diverso si costruisce ancora su queste premesse.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>\u2028<\/strong><\/span><\/span><\/h4>\n<h4><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Democrazia autoritaria dicevamo. E non possiamo non pensare subito alla valle che resiste, la Val di Susa.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"> Il movimento NoTav ci racconta, con la sua lotta ventennale e l\u2019attuale militarizzazione del territorio valsusino, di una classe politica miope ed autoritaria che anche di fronte ad un movimento popolare variegato e compatto riesce a rispondere solo con l\u2019 uso della forza pubblica. Siamo stati in Valsusa e abbiamo visto con i nostri occhi le gravi violenze subite dagli abitanti della valle, abbiamo respirato il gas dei lacrimogeni e visto i compagni feriti da quelli sparati ad altezza uomo.<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong> Oggi per quelle giornate di lotta molti sono agli arresti domiciliari, altri in carcere, altri ancora in attesa di giudizio con accuse pesanti a proprio carico. Anche a loro, in questo momento nel quale denunciamo la repressione nel nostro territorio, va la nostra solidariet\u00e0. La nostra solidariet\u00e0 e il nostro sostegno vanno anche a tutt* i compagni e le compagne colpit* dalla repressione in tutto il paese.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>\u2028<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\">\u2028La contro-narrazione si chiude qua. Siamo all\u2019oggi. Oggi siamo arrabbiati e frustrati, ma con nessuna intenzione di stare in silenzio. <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Vogliamo difendere pubblicamente le nostre ragioni ed anche affrontare i processi nel migliore dei modi possibili ed \u00e8 per questo vi chiediamo di sostenerci firmando l\u2019appello on-line \u2018Comunque vada\u2026sar\u00e0 un processo!\u2019 e, per chi ne avesse la possibilit\u00e0, di contribuire al pagamento delle spese legali inviando una sottoscrizione intestata a \u2018Studenti in Movimento\u2019, codice IBAN IT24 T076 0113 3000 0100 5931678, indicando nella causale \u201cCampagna Comunque Vada\u201d.<\/strong><\/span><\/span><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>\u2028<\/strong><\/span><\/span><\/h4>\n<h4>Una mano alla penna e l\u2019altra, se possibile, al portafoglio\u2026<\/h4>\n<h4><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><strong>Comunque vada\u2026sar\u00e0 un processo!<\/strong><\/span><\/span><\/h4>\n<h4 align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #343434\">\u00a0<\/span><\/h4>\n<h4 align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: small\"><span style=\"color: #343434\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\"><em>Comitato contro la repressione &#8211; Urbino<\/em><\/span><\/span><\/span><\/h4>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8216;Comunque vada\u2026 sar\u00e0 un processo!\u2019. 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