{"id":51,"date":"2011-10-22T12:37:53","date_gmt":"2011-10-22T10:37:53","guid":{"rendered":"http:\/\/c1autogestita.noblogs.org\/?p=51"},"modified":"2011-12-20T12:44:15","modified_gmt":"2011-12-20T11:44:15","slug":"oltre-lindignazione-pratichiamo-conflitti-sul-15-ottobre-ed-oltre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/c1autogestita.noblogs.org\/?p=51","title":{"rendered":"OLTRE L&#8217;INDIGNAZIONE PRATICHIAMO CONFLITTI! (Sul 15 ottobre ed oltre&#8230;)"},"content":{"rendered":"<p><em>Ad una settimana dalla manifestazione del 15 ottobre a Roma riprendiamo parola per proporre, dopo tanta speculazione mediatica e politica, la nostra analisi rispetto a quella giornata e alla fase di lotta che stiamo attraversando. Il documento che presentiamo \u00e8 frutto della discussione che abbiamo svolto in due diversi momenti. Un primo incontro si \u00e8 svolto nell\u2019Aula C1 Autogetita del Nuovo Magistero, il secondo nello spazio messo a disposizione dal Centro Donna di Urbino. L\u2019intervento \u00e8 stato letto all\u2019assemblea che si \u00e8 svolta gioved\u00ec 20 ottobre presso la Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia dell&#8217;Universit\u00e0 di Bologna (via Zamboni, 38), riscuotendo un discreto consenso. \u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/c1autogestita.noblogs.org\/files\/2011\/12\/300091_226524714076569_100001571270282_617260_682826451_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-52 alignright\" src=\"https:\/\/c1autogestita.noblogs.org\/files\/2011\/12\/300091_226524714076569_100001571270282_617260_682826451_n-300x147.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"147\" srcset=\"https:\/\/c1autogestita.noblogs.org\/files\/2011\/12\/300091_226524714076569_100001571270282_617260_682826451_n-300x147.jpg 300w, https:\/\/c1autogestita.noblogs.org\/files\/2011\/12\/300091_226524714076569_100001571270282_617260_682826451_n.jpg 586w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Oltre l&#8217;indignazione pratichiamo conflitti!<\/strong><\/p>\n<p>Alla riflessione sul 15 ottobre vogliamo apporre una premessa fondamentale: la manifestazione di Roma ci mostra, al di fuori della retorica pressappochista tesa a isolare ed emarginare le pratiche di lotta pi\u00f9 radicali, un primo ed enorme momento di opposizione globale alla crisi e alla progressiva degenerazione dei suoi effetti che, come a pi\u00f9 riprese abbiamo ribadito, ricadono solo e soltanto sulle fasce pi\u00f9 deboli della popolazione.<\/p>\n<p>Le strade di Roma hanno visto manifestare 400 mila persone che in piazza hanno portato contenuti precisi ed obiettivi chiari, che non possono prescindere dal totale rifiuto del sistema economico dominante che ha ridotto chi ci governa a servile esecutore di diktat imposti da istituzioni sovranazionali, BCE su tutte. Milioni di persone in tutto il mondo hanno preso parte alla giornata di mobilitazione mostrando chiaramente che un\u2019opposizione sociale e politica praticata dal basso esiste, e deve ripartire dalla difesa e dall\u2019ampliamento dei diritti, specialmente per le categorie pi\u00f9 disagiate e relegate ai margini del nostro mondo.<\/p>\n<p>Questo processo di opposizione trova la sua ragion d\u2019essere nella lotta contro l\u2019imposizione di politiche neoliberiste volte a tutelare banche e grossi gruppi finanziari dalla crisi economica, tagliando la spesa sociale, deregolamentando il mercato del lavoro, chiudendo i confini, e permettendo che pochi si impossessino e gestiscano la ricchezza sociale. Stiamo lottando perch\u00e9 non si chiuda ogni prospettiva a studenti, precari, lavoratori, migranti e comuni cittadini, dai centri urbani alle periferie. Costruiamo percorsi radicali anche perch\u00e9 siamo coscienti del fatto che nessuno \u00e8 pi\u00f9 disposto a fare sacrifici a favore di banche e grossi gruppi finanziari, nessuno \u00e8 disposto a rinunciare ai diritti sociali conquistati con dure lotte.<\/p>\n<p>Chi\u00a0 \u00e8 sceso in piazza il 15 ottobre \u00e8 accomunato, seppure nella differenza delle pratiche e delle rivendicazioni specifiche, da un di senso di smarrimento causato dalla precariet\u00e0 delle proprie esistenze e dalla rabbia per le condizioni sociali a cui si \u00e8 costretti, una richiesta di cambiamento che da anni lotta per contrastare le politiche della crisi. Questa \u00e8 l\u2019anima dei movimenti, delle individualit\u00e0 e dei collettivi che hanno manifestato a Roma, gli stessi che da anni manifestano dissenso e rivendicano diritti, puntualmente repressi, criminalizzati a priori e, quando accolti in sede istituzionale, ripetutamente frustrati nei loro intenti, ma comunque mai messi a tacere.<\/p>\n<p>I fatti di Piazza San Giovanni vanno letti in questo contesto: nessun addestramento specifico, nessun gruppo paramilitare, nessuna regia occulta, semplicemente\u00a0 il dirompente manifestarsi di un disagio generazionale e non solo, l\u2019esplosione di un\u2019emergenza sociale che la politica \u00e8 incapace di recepire e affrontare in maniera concreta. Nonostante i leggendari racconti dei media sulla gente nera e cattiva che ha messo a ferro e fuoco Roma, dovrebbe oramai essere chiaro che dietro quei volti coperti e quelle barricate c\u2019\u00e8 la parte di questo paese dichiarata sconfitta prima del tempo, quella parte della popolazione che la crisi non l\u2019ha provocata ma che, paradossalmente, la sta pagando e, nei disegni della classe dirigente, dovrebbe continuare a pagarla. C\u2019\u00e8 la nostra ribellione ad un presente di ingiustizia ed un futuro negato, \u00a0dove non esistono pi\u00f9 diritto al lavoro, alla casa, allo studio, all\u2019accoglienza. Qualcuno sembra aver dimenticato che il conflitto sociale \u00e8 un fatto storico ricorrente, specialmente in tempi di crisi e di austerit\u00e0. Per questo non ci scandalizziamo per le rivolte di piazza, anche violente, che sempre pi\u00f9 spesso vediamo esplodere nelle citt\u00e0 di tutto il mondo.<\/p>\n<p>Resta comunque, dopo sabato, la necessit\u00e0 di una riflessione sulla capacit\u00e0 del movimento di rimanere coeso pur nelle differenze dei metodi di lotta. A Roma il 15 ottobre non si \u00e8 andati verso i palazzi del potere ma si \u00e8 praticato il conflitto in una piazza che sarebbe comunque stata del movimento, e che dopo gli scontri \u00e8 rimasta desolatamente vuota. Questo ci pone la necessit\u00e0 di organizzare e coordinare collettivamente le pratiche di lotta, anche e soprattutto alla luce della capacit\u00e0 di resistenza che il movimento ha poi saputo dimostrare di fronte alla reazione delle forze di polizia. Ci\u00f2 significa che le pratiche non si impongono, che\u00a0 le forzature dividono e che le riflessioni condivise uniscono, anche se ci\u00f2 implica fare autocritica. Non esiste una sola pratica di lotta e ancor di pi\u00f9 non esiste un solo modo di radicalizzare le lotte. La pluralit\u00e0 delle pratiche va tutelata ed organizzata nella maniera pi\u00f9 unitaria possibile.<\/p>\n<p>Un\u2019ultima perentoria presa di posizione \u00e8 il rifiuto di qualsiasi tentativo di criminalizzazione della lotta e di divisione del movimento, a partire dalle pratiche delatorie. I blitz a tappeto, i riferimenti alla Daspo politica e vecchie reminiscenze come la legge Reale sono puri atti di intimidazione che non possono essere n\u00e9 tollerati n\u00e9 sottaciuti, ma che vanno denunciati pubblicamente come forme di tutela violenta dei processi decisionali, da cui si vuole escludere ogni forma\u00a0 di dialogo con le opposizioni sociali.<\/p>\n<p>Vogliamo riprenderci tutto ci\u00f2 che ci hanno tolto e dobbiamo partire dagli spazi di espressione del dissenso. Ora pi\u00f9 che mai, in un clima di terrorismo psicologico come quello a cui stiamo assistendo negli ultimi giorni, occorre rivendicare la legittimit\u00e0 della lotta senza cedere il passo alla strumentalizzazione politico-mediatica dei fatti di piazza San Giovanni. Vogliamo invadere le citt\u00e0, ma invaderle sul serio, bloccare le strade, le stazioni, varcare le zone rosse del potere e magari anche accamparci nelle piazze, per ribadire che nessuno pu\u00f2 decidere sulle nostre vite rinchiuso in quei palazzi del potere che poi, quando le acque si sono calmate, vengono eretti a tempio della democrazia.<\/p>\n<p>Per quanto ci riguarda, come studentesse e studenti dell\u2019Universit\u00e0 di Urbino, vogliamo da subito rilanciare le nostre lotte a partire da un serrato lavoro di denuncia sui responsabili e sulle conseguenze del peggioramento delle condizioni materiali degli studenti nella nostra citt\u00e0, gli \u201cutenti\u201d di una citt\u00e0 campus che sta perdendo la sua vocazione originaria a favore di una gestione aziendale della vita studentesca. Ci riapproprieremo della ricchezza sociale che sappiamo produrre, sottoponendo a critica l\u2019offerta formativa dell\u2019ateneo di Urbino e mostrando la natura del meccanismo di indebitamento studentesco che Banca Marche insieme a Ersu e Regione stanno proponendo quale sostituto al diritto allo studio, ormai allo sbando e fortemente sotto finanziato. Continueremo a lottare per tutelare i diritti e garantire integrazione a tutte le fasce deboli della societ\u00e0, a partire dalle nostre compagne e i nostri compagni disabili.<\/p>\n<p>Costruiremo le nostre lotte per un futuro diverso facendo vivere gli spazi sociali della citt\u00e0. Lotteremo sul territorio insieme a tutte le realt\u00e0 che si esprimono modo critico e dialettico rispetto all\u2019attuale situazione sociale. Quello che sta succedendo in questi giorni ci dice che l\u2019emergenza sociale \u00e8 generale e diffusa, il conflitto che ne deriva anche. A Roma sul nostro striscione c\u2019era scritto: \u201cIncompatibili con la crisi, inconciliabili con chi la governa\u201d, il resto \u00e8 storia da scrivere, gestione collettiva dei processi di opposizione alla deriva economico-sociale che ci sta investendo.<\/p>\n<p><strong>L\u2019autunno \u00e8 appena incominciato, oltre l\u2019indignazione pratichiamo conflitti.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Le studentesse e gli studenti di Urbino in mobilitazione<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ad una settimana dalla manifestazione del 15 ottobre a Roma riprendiamo parola per proporre, dopo tanta speculazione mediatica e politica, la nostra analisi rispetto a quella giornata e alla fase di lotta che stiamo attraversando. 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