MENTONO SAPENDO DI MENTIRE! Comunicato del collettivo C1 in merito allo sgombero dell’aula autogestita

Dopo il presidio nei corridoi dell’ex-Magistero e a oltre dieci giorni dallo sgombero dell’aula autogestita (avvenuto domenica 19 febbraio 2012), come collettivo ci sentiamo in dovere di rispondere alle troppe menzogne lette e sentite in questi giorni e cercare di far emergere quale è davvero il punto della situazione. Vorremmo chiarire una volta per tutte la nostra posizione.

 

La C1: uno spazio politico e sociale, punto di riferimento di studenti e territorio

Negli anni di autogestione abbiamo cercato di fare dell’aula C1Autogestita uno spazio libero ed aperto alla partecipazione di tutte e tutti. Il primo dato certo è il gran numero di seminari, proiezioni, assemblee, mostre, incontri e semplici chiacchierate che nell’aula hanno avuto luogo in questi anni con la partecipazione di migliaia di studenti e di decine tra professori, ricercatori e dottorandi di questo nostro ateneo. L’aula sgomberata, lungi dall’essere uno spazio ad uso e consumo di pochi “vecchi” studenti facinorosi, è stata invece la casa di diversi collettivi ed associazioni studentesche (il collettivo C1Autogestita/associazione Studenti in Movimento, l’associazione Fuorikorso, il collettivo Drude ed il collettivo degli studenti medi Carlo Giuliani). Lo spazio ha inoltre dato la possibilità agli universitari di incontrare ed ascoltare molte altre realtà associative studentesche (PantaReiLa Ginestra, i G.A.P. ecc. ) e del territorio (solo nell’ ultimo anno Legambiente, GreenPeace, Amnesty International, l’ANPI, il Comitato Accadueò, la Bottega del Mondo Equo e Solidale, il Centro Donna, i GAS, i Comitati referendari, il Csa Oltrefrontiera di Pesaro, laBottega di Resistenza Globale di Fossombrone, Alternativa Libertaria di Fano, Nuovo mondo di Pesaro ecc.) con cui si è dato vita a collaborazioni e progetti comuni. Hanno inoltre visitato la C1 numerosi rappresentanti di sindacati e movimenti studenteschi, sia italiani che internazionali (Link – Coordinamento Nazionale Universitario, Federacion Estudiantes Libertarios de Chile ecc. ), e forti sono le collaborazioni e i contatti con varie realtà studentesche disseminate sul territorio nazionale (associazioni e collettivi di Bologna, Roma, Torino e Napoli, solo per indicare le città più grandi).

Forte è stato anche l’impegno sul territorio dedicato a studenti e cittadini di Urbino: grazie alle assemblee e alle iniziative tenute nell’aula C1Autogestita quasi cinquecento studenti fuori sede hanno potuto informarsi e votare ad Urbino per l’ultimo referendum e, sempre grazie al fermento che è partito dall’ex-aula autogestita, da due anni si svolge ad Urbino la Festa delle Resistenze Anomale, realizzata in collaborazione con l’ANPI in occasione del 25 Aprile. Dalla C1 sono nate le lotte a difesa delle borse di studio, per il rispetto dei diritti degli studenti disabili e la mobilitazione contro la riforma Gelmini degli scorsi anni. Gli incontri, i dibattiti e le assemblee nell’aula autogestita, anche con la partecipazione di importanti intellettuali, hanno permesso lo sviluppo di una coscienza critica. E’ da  questo humus che nascono le condizioni per conquistare nuovi spazi sociali (vedi aula studio dell’ex-Casa dello Studente in centro o l’Anfiteatro “liberato” del collegio Tridente) e rivendicare miglioramenti per la vita dello studente urbinate. All’interno dell’aula chiunque ha potuto esprimere le proprie potenzialità e questa, libera da permessi ed autorizzazioni, non è mai stato luogo di censura e di “correzioni” ma ha, da sempre, avuto la funzione di laboratorio di emancipazione. Mai ci sono stati chiavi, chiavistelli e “autorizzazioni” a cui sottostare. Numerosissimi erano i libri, le riviste, i giornali, gli opuscoli di controinformazione (acquistati in autonomia con gli esigui fondi del collettivo) a cui chiunque poteva liberamente accedere. Insomma, ciò che ha sempre contraddistinto la C1Autogestita è stato lo spirito libertario unito, in maniera indissolubile, alla pratica sindacale.

Questa è solo una sintesi indicativa e ristretta di tutte le collaborazioni, di tutte le attività, di tutte le relazioni che l’aula C1 ha saputo creare solo nell’ultimo anno, divenendo punto di riferimento, non solo universitario, di tutte quelle realtà nazionali e locali che cercano di porsi in maniera critica e dialettica nel mondo che viviamo. La C1Autogestita, in poche parole, è stato centro di aggregazione per tutte quelle lotte che dal basso chiedono il rispetto delle differenze e la tutela dei beni comuni.

 

Una “città ideale”…per reprimere e criminalizzare!

Ora si è deciso che questa realtà collettiva così viva, propositiva e complessa debba smettere di agire all’interno dell’Università. Quello che i lucchetti e la polizia vogliono dirci è proprio questo: la vostra linea e le vostre idee non ci piacciono, state diventando troppo scomodi. Non essendo ricattabili come collettivo l’unico modo per farcela pagare è l’uso della forza, lo sgombero coatto e vigliacco dell’aula (hanno strappato tutti i nostri manifesti e volantini!), i lucchetti alle porte, il lancio di una campagna infamante circa la nostra violenza e la nostra pericolosità sociale, decine di poliziotti nei corridoi dell’Università (oltre 40 tra polizia, carabinieri e reparti della celere fatti venire appositamente da Bologna che hanno militarizzato il Magistero e il Rettorato). Tutto il repertorio necessario, insomma, a compiere un atto repressivo e lesivo della libertà di espressione.

Di fronte all’opinione pubblica questo atteggiamento autoritario dell’istituzione universitaria si sostiene solo con un’enorme quantità di menzogne. Data la natura di questa campagna denigratoria (da parte anche di altri studenti, purtroppo) siamo tenuti a rispondere e smentire le falsità che continuano a circolare sul nostro conto e dire la nostra sulle poco felici dichiarazioni di questi ultimi giorni, esplicitamente atte a delegittimarci.

 

Fraintendimenti strumentali: le minacce costruite 

Prima fra tutte bisogna chiarire la vicenda che ruota intorno alle fantomatiche minacce ricevute dal rettore che, visto il numero di comunicati di solidarietà che il Magnifico ha ricevuto dai Presidi, dal Consiglio di Amministrazione (erano presenti il sindaco di Urbino e il presidente della Provincia) e rappresentanti vari, sembrano essere l’unico modo per giustificare le brutalità e la violenza che si è abbattuta sulla C1, sugli oggetti che conteneva e sui suoi occupanti. Come ben sa chi era per le strade e i vicoli di Urbino nei giorni del “nevone”, le ragazze e i ragazzi della C1Autogestita sono stati tra i volontari che fin da subito si sono resi disponibili per fronteggiare l’emergenza. Il Magnifico rettore Pivato il giorno 10 febbraio 2012, in piena emergenza neve (almeno 180 cm) e con la tempesta in corso, forse non consapevole del lavoro volontario che ci vedeva impegnati (visto che ci considera alla stregua di delinquenti sanguinari), ci fa arrivare un ordine di sgombero firmato dal fido burocrate Botteghi in cui si intima l’uso della forza per sgomberare l’aula. Visto che la nostra prima preoccupazione in quei giorni erano le persone intrappolate nelle loro case e non l’aula C1 (l’università era chiusa!) un nostro “ignoto” compagno, con il suo profilo facebook, ha commentato lo sgombero scrivendo: “Il rettore ci vuole sgomberare. Lui approfitta dell’emergenza, noi lo aspetteremo con i badili in mano!” per indicare che sembrava fuori luogo discutere di uno sgombero in un periodo di così drammatica emergenza.

Effettivamente in quei giorni tutti noi avevamo i badili in mano, per spalare la neve (sembra che solo alcuni se ne siano accorti e abbiano avuto il coraggio di dirlo pubblicamente, e per questo li ringraziamo).

Il commento incriminato viene però rilanciato come “minaccia al rettore sul web”, e diviene quindi notizia, grazie ad uno studente della scuola di giornalismo di Urbino che, non essendo in quei giorni in città, non era a conoscenza (lui come il rettore) che noi i badili in mano ce li avevamo per ben altri motivi. Non si intendeva di certo attentare alla vita del rettore! Si è invece travisato “ingenuamente” quello che sul web era stato scritto. Qualche giorno dopo, grazie ad un altro articolo sconclusionato del Carlino in cui un “noto” dipendente dell’università (mantenendo l’anonimato per “paura di ritorsioni”!?!) ci intimava di andare via da Urbino e ci dava dei “fascisti”, la bufala delle “denunce per minacce” e i “timori” causati dalla nostra pericolosità sociale era bella e confezionata. Peccato che finanche alla Polizia e alla Magistratura non risultiamo come elementi pericolosi né violenti e che quanti ci conoscono possono testimoniare come la nostra azione politica sia stata sempre contraddistinta dalla determinazione e mai dalla violenza.

In sintesi, le inutili e infondate manifestazioni di solidarietà ricevute dal rettore, tutte inviate a seguito di un brutto comunicato del Magnifico, appaiono nient’altro che un malcelato tentativo di nascondere e giustificare l’unica vera violenza effettivamente praticata: lo sgombero del materiale dell’aula, i lucchetti e la polizia in costante presidio nei corridoi dell’università. Un episodio inquietante, raramente avvenuto nelle Università italiane e di certo mai avvenuto ad Urbino, neanche in anni ben più caldi!

 

Il “nevone”: un’ottima occasione per “spalare via” le voci critiche

Sull’uso strumentale dell’emergenza neve come giustificazione allo sgombero vanno dette alcune cose. Chi ci ha visto per le strade sa quanto ci siamo resi disponibili per risolvere l’emergenza di quei giorni e, consapevoli di ciò, abbiamo da subito dato la disponibilità a usare la C1 per effettuare temporaneamente le lezioni in caso di carenza di strutture. La condizione era che le nostre cose ( riviste, poster, disegni, foto, archivio, libri ecc.) potessero rimanere nell’aula (anche perché, diversamente, non avremmo saputo dove metterle!) visto che sono una proprietà collettiva e non di un singolo o di una singola associazione. A questa nostra proposta il rettore e il delegato rettorale agli studenti non hanno risposto. Hanno preferito effettuare lo sgombero senza nessun confronto, brutalizzando e strappando il materiale contenuto in C1, agendo di domenica, lontano dagli occhi di tutti! Questo dimostra quanto l’emergenza neve sia stata usata in maniera strumentale e come l’obbiettivo, premeditato da tempo (almeno da dicembre per la precisione), fosse il tentativo tutto universitario di attacare un collettivo (e le varie associazioni che vi ruotano intorno) che evidentemente da fastidio, perché non allineato e non ricattabile!

Vorremmo inoltre chiarire che precedentemente all’avviso di sgombero non c’è stata nessuna comunicazione o convocazione ufficiale del rettore per aprire un tavolo di confronto. Una telefonata del delegato rettorale Giannelli due giorni prima di Natale e una mail informale a gennaio (sempre da parte di Giannelli) non sono stati ritenuti da noi una comunicazione ufficiale. La prima lettera protocollata che abbiamo ricevuto (attaccata al vetro dell’aula!) era l’avviso datato 10 febbraio (in pieno nevone, è bene ribadirlo) che ci annunciava in maniera perentoria lo sgombero sotto la minaccia di far intervenire le forze dell’ordine! Tutto questo secondo noi non si definisce propriamente “la volontà di aprire un dialogo”! Il dialogo, normalmente, dovrebbe avvenire prima di un atto di forza; dopo diventa un’impresa difficile ma non impossibile, se solo ci fosse la volontà da parte del rettore di recuperare ad un atto di violenza assolutamente mal gestito!

 

Tutta colpa della C1: definanziamento dell’università e contribuzione studentesca

Un altro appunto riguarda gli ipotetici costi che l’amministrazione dell’Università di Urbino avrebbe dovuto sostenere a causa dell’occupazione della C1. Sia l’affitto del Cinema Ducale (50.000 euro annui) che l’affitto per i locali che ospitavano l’istituto di Psicologia in via Ubaldini (la cifra non è stata resa pubblica) erano costi che l’università sosteneva già prima che la C1 fosse l’aula degli studenti. Al Cinema Ducale facevano lezione oltre 300 studenti di Scienze Motorie e a noi non risulta che le classi di Scienze Motorie abbiano mai frequentato il Magistero e ci sembra improbabile che in C1 possano trovare posto tanti studenti. Nel comunicato del rettore del 21 febbraio 2012 (sullo sgombero della C1) si ipotizzava addirittura che un’eventuale valutazione negativa del MIUR potesse essere addebitata alla C1 proprio perché comportava oneri eccessivi per l’ateneo e questo si rifletteva sulle tasse degli studenti (!?!).

Anche noi a questo punto vorremmo riparlare delle tasse universitarie, ma per ricordare al rettore che gli studenti di Urbino pagano molto più del dovuto perché la contribuzione studentesca supera il limite stabilito per legge ( il 20% del FFO). Urbino si attesta come prima tra le università “illegali” con ben il 38% rispetto a quanto ricevuto dal Fondo di Finanziamento Ordinario (quasi il doppio di quanto dovremmo pagare! cosa ne pensa il MIUR?). O forse il rettore (e il fido burocrate Botteghi) non ci perdona la minaccia (questa sì, vera!) che facemmo pochi mesi fa di un possibile ricorso al TAR su questa vicenda? O forse ci vuol far pagare il fatto che proprio in C1 ci furono le assemblee in cui si richiedeva un tavolo per ridisegnare, in maniera più equa, la fasciazione per la contribuzione studentesca?

Le persone non sono stupide: la C1 non c’entra nulla con i costi che l’università ha sostenuto per le strutture e comunque lo sgombero rimane un’azione non giustificabile! La C1 era l’unico spazio autogestito dell’ateneo e non crediamo avesse dei costi eccessivi (tra le altre cose la C1 è l’unica aula di Magistero che dispone di lampadine a basso consumo, fornite da Legambiente durante una iniziativa ad hoc nell’aula autogestita!). Tutte le università italiane hanno delle aule occupate e autogestite, molto delle quali hanno una lunga storia e il cui valore ci pare sopravanzi qualunque calcolo costi/benefici, soprattutto se chi calcola usa dati inesistenti.

 

La “democrazia rettorale”: come si inventano maggioranze e minoranze 

Gli avvenimenti di questi giorni vengono ora giustificati affermando che i collettivi e gli individui che vivevano la C1 non sono che una minoranza facinorosa, per di più contraddistinta da pratiche e mentalità antidemocratiche. Crediamo che minoranze e maggioranze non si stabiliscano esclusivamente in termini elettorali (la cosiddetta “crisi della rappresentanza” e la delegittimazione delle istituzioni che si autocelebrano come democratiche è stata, in questi anni, più volte evidenziata da tanti studiosi e il voto referendario non rispettato del giugno scorso così come il movimento No Tav ci dicono proprio questo!) e che comunque nulla riguardo la “rappresentatività” si possa dire se non alle prossime elezioni studentesche (se mai ci saranno!). Certo è che l’attuale Consiglio degli Studenti (in scadenza elettorale in questi giorni) non rappresenta più il voto della maggioranza perché falcidiato da defezioni dovute a lauree e dissidi politici. Raggiungere il numero legale con in media 10-15 giustificazioni “forzate” (in modo da prendere decisioni, quando si prendono, con 10 presenti) non è rappresentare la maggioranza degli studenti!


Le solidarietà al rettore ed il sostegno allo sgombero arrivate da due associazioni di studenti (Agorà e Azione Universitaria: il centro-destra del Consiglio degli Studenti) appaiono quindi utili solo a legittimare questi stessi gruppi universitari
 che, non avendo le potenzialità per condurre una seria battaglia politica, fatta di argomenti e contenuti, (ed avendo, a causa della loro inefficacia politica e sindacale, palesemente tradito il loro elettorato: noi e tutti gli studenti! ) si affidano alla “gonna protettiva” del rettore per poter far credere di essere ancora la maggioranza e riceverne così favori più o meno personali. Ma fortunatamente questi colpi bassi, in una piccola realtà di provincia come Urbino, saltano agli occhi e sono sulla bocca di tutti!

Il dato reale è l’enorme quantità di studenti che hanno partecipato alle nostre numerosissime iniziative e che ci hanno appoggiato nelle nostre lotte, perché le hanno riconosciute come le iniziative e le lotte di tutte/i. Per non contare tutti gli attestati di stima che stiamo ricevendo in questi giorni! La produzione artistica e culturale realizzata e partecipata per e dagli studenti, le circa 1300 firme raccolte per l’apertura dell’aula studio del Collegio Internazionale, le oltre 500 firme per la modifica dello statuto, l’organizzazione di feste e momenti di ricreativi musicali e sportivi sempre molto partecipati, i cicli di seminari, la sensibilizzazione su tematiche trascurate dai programmi accademici e dalla cultura mainstream ci rendono consapevoli di aver fatto un ottimo lavoro di denuncia sociale e di costruzione di un pensiero alternativo, all’insegna della democrazia partecipativa e diretta!

Il rettore intanto annuncia pubblicamente un convegno per costruire una nuova aula studenti (probabilmente la C3) di suo gusto, gestita in modo “democraticamente partecipato e trasparente”: una “democrazia” imposta dall’alto, come se noi studenti non fossimo capaci da soli di gestire le nostre vite e i nostri spazi! Gli spazi autogestiti non sono dei parlamentini e comunque noi riteniamo che lo “stato di Democrazia” sia quello in cui tutte le minoranze, specie se impegnate nella difesa dei diritti e dei beni comuni, sono tutelate e considerate come importanti risorse, invece che screditate e brutalmente represse. Lo stato di democrazia è quello in cui nessuno deve temere di essere zittito e represso perché esprime le proprie opinioni, anche se ritenute “minoritarie”.

Non serve riparare con un’apertura pseudo-democratica. Non serve un convegno su dei presunti spazi comuni calati dall’alto e resi democratici con la forza coercitiva di regole non condivise. Uno spazio comune c’era all’interno dell’università ed è stato chiuso! Noi speravamo se ne potessero aprire altri, ma si è preferito chiudere l’unico esistente! Ciò, lo ripetiamo, è stato possibile anche grazie all’appoggio determinante di quegli studenti che ormai agiscono sempre più come “Rappresentanti del rettore presso gli studenti”, e che hanno preferito contrastare quelli che considerano avversari, invece di rivendicare un altro posto simile o addirittura migliore della C1, aula che da tempo hanno, per loro scelta, abbandonato. Tenetevela voi la “democrazia rettorale”, tenetevi il vostro “dialogo costruttivo e produttivo”, il vostro “pluralismo” e il vostro finto spirito liberale!

 

Addio C1 bella…

In conclusione e alla luce di quanto spiegato vorremmo affermare a voce alta che, come collettivo, come studenti e come persone siamo stati vittime di un atto repressivo e assolutamente anti-democratico, congeniato a più mani (rettore, baronie varie e sudenti allineati) e messo in pratica a diversi livelli, quello materiale e quello mediatico. La volontà di “creare il mostro” rientra in una strategia, purtroppo ben documentata, che nei decenni passati ha portato il nostro paese ad atti vergognosi che hanno reso la nostra democrazia quantomeno nebulosa! Alimentare un clima da anni ‘70 è inopportuno e ingiustificato soprattutto alla luce delle tante differenze, sia di metodo che di contenuto, che ci differenziano dai compagni di allora. Non cadremo nella trappola della violenza! Abbiamo la certezza che molti vorrebbero farci cadere in questa trappola, ma la loro è una speranza vana!

L’atto intimidatorio e violento a cui siamo stati sottoposti getta una luce inquietante sul nostro ateneo che ci parla di studenti zittiti, di cricche solidali e complici, di volti compiaciuti nel vedere un atto repressivo in corso e soprattutto, più inquietante di tutte, l’indifferenza e finanche il silenzio di paura che questa vicenda ha generato! Desta preoccupazione che solo alcuni (si contano sulle dita di una mano!) tra professori, ricercatori, dottorandi che hanno frequentato la C1 hanno, di propria iniziativa, chiesto spiegazioni su ciò che stava accadendo ed hanno preso posizione pubblicamente. Molti, anche se informati e solidali in maniera “privata”, hanno preferito non esporsi individualmente per paura di ritorsioni (queste vere, verissime!), definiamole così, accademiche. Altri hanno perfino confermato, con le loro firme di solidarietà al rettore, certi classici esperimenti sull’obbedienza e altre altrettanto classiche riflessioni sul potere. In troppi hanno di fatto avvallato un disegno calunnioso convinti di non averne alcuna responsabilità! 

E’ questa che è diventata la “libera università “ di Urbino? È questo che è diventata l’Università italiana post-Gelmini? Dov’è l’Università come luogo in cui si pratica la libera circolazione dei saperi, la libertà di espressione e la libera critica all’esistente?

Sono questi gli argomenti che oggi ci portano a dire che, dopo i lucchetti all’aula autogestita e le forze dell’ordine all’interno dell’università, dopo lo sgombero festivo e vigliacco e dopo che tutto il nostro materiale è stato trattato senza rispetto alcuno, dopo le infamie a mezzo stampa e i comunicati “pilotati”, dopo tutto questo il nostro collettivo in questa università non ci vuole più stare. L’Università di Urbino rappresenta la morte della democrazia e la sfiducia in questa istituzione trova oggi nuove ragioni.

La discussione sull’aula C3 è una mera “rappresentazione democratica” (drammatica verrebbe da dire!), da riutilizzare per questioni di immagine e noi non abbiamo alcuna intenzione di partecipare a questa farsa. Siamo stati scacciati con la forza e noi ce ne andiamo! Questo è e rimane responsabilità del rettore e di tutti coloro che, anche silenziosamente, lo hanno appoggiato! Ma non si illuda il rettore e la sua cricca. Non ce ne andiamo da Urbino e comunque rimaniamo studenti. Anche da fuori, da spazi esterni alle facoltà militarizzate, denunceremo e combatteremo contro tutto quello che riteniamo sbagliato all’interno di questa istituzione sempre più feudale e medievale, gridando e lottando contro le ingiustizie e denunciando il malaffare accademico! La vostra “democrazia” non è che un teatrino in cui chi detiene il potere di inviare le Forze dell’Ordine lo esercita brutalmente per mantenere un desolante status quo e criminalizzare ogni forma di dissenso. E voi “rappresentanti delle passioni tristi” tenetevi pure la C3, facendo bene attenzione che non una parola critica contro le cricche dell’Università esca fuori di lì.

Non costruirete la vostra democrazia sul cadavere della C1!

Il collettivo va via dall’Università, va a cercare Libertà!

 

Le studentesse e gli studenti del collettivo C1Autogestita

 

Contatti Fb: Assemblea Permenente Urbino
Blog: C1autogestita.noblog.org
Mail: C1autogestita@autoproduzioni.net

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