Studentesse e studenti VS. Career Day ROMPIAMO L’INCANTESIMO!

E’ cominciata con un’azione diretta al ‘Career Day’ la giornata di mobilitazione ad Urbino. Questa mattina una trentina di studentesse e studenti sono entrati a Palazzo Battiferri durante il momento dei cosiddetti ‘saluti istituzionali’ per denunciare la logica di quello che è stato ribattezzato ‘Precariato Day’. Il 17 novembre, International Students Day, che a Urbino culminerà oggi pomeriggio con la Occupy Parade, continua quindi a essere per il movimento studentesco un’occasione per rompere l’incantesimo che tiene la classe dirigente intrappolata alle ricette liberiste che hanno generato la crisi. Di seguito il volantino distribuito e letto al megafono a palazzo Battiferri.

 

Precariato Day edizione 2011

Gli studenti e le studentesse in mobilitazione di Urbino tornano a denunciare la precarizzazione generazionale dalla quale si vedono travolti. In qualità di soggetti che apportano per la collettività un valore aggiunto in termini di saperi e innovazione vediamo palesarsi un futuro sempre più incerto e instabile.

Il Career Day promosso dall’Università di Urbino diventa così la vetrina delle aziende che “apparirebbero” vicine agli studenti, ma in realtà sono le stesse che li svendono alla pratica denigrante del precariato a vita. Fiore all’occhiello dell’ateneo questa iniziativa è solo un segnale dell’aziendalizzazione dell’istruzione universitaria pubblica, contro la quale da anni noi studenti e futuri lavoratori ci battiamo. Un’università che, seguendo il volere della classe dirigente del Paese, perde la sua forma di luogo deputato alla formazione critica, accogliendo gli interessi privati di imprenditori disinteressati alle reali esigenze sociali della nostra generazione.

Gli investimenti privati nelle attività di ricerca non fanno altro che indirizzare capitale culturale e innovativo per scopi che non rispondono ai bisogni sociali. L’università pubblica non esiste più nei suoi obiettivi originali. I neo-laureati escono così dagli atenei a scopo e consumo delle logiche padronali e imprenditoriali, in una società imperniata su una meritocrazia alienante che premia solo chi ricopre una posizione sociale tale da permettersi di concludere gli studi. Il merito promosso dalle nuove direttive ministeriali infatti non solo non aiuta ad avvicinare il mondo del lavoro agli studenti, ma penalizza le classi reddituali meno agiate, costrette ad aprire prestiti (e quindi ad indebitarsi) al fine di permettersi una degna formazione.

Con tale prospettiva Banca Marche ha colto l’occasione per incentivare la sua offerta di indebitamento studentesco, nella modalità del prestito fiduciario. Le aziende presenti al ‘Career Day’ saranno le stesse che si mostreranno agli studenti allettandoli con le offerte di stages e praticantati senza retribuzione e senza diritti sindacali. La tanto decantata “flessibilità”, che relega il neolaureato all’inseguimento di un traguardo (un lavoro tutelato e garantito) che non raggiungerà mai, apre la strada alla logica del produci, consuma e crepa.

Al ‘Career Day’ sarà presente anche il presidente della provincia Matteo Ricci, che con la sua amministrazione sponsorizza quella che è ormai nota come “provincia felice”. Noi studenti che viviamo questa provincia, sappiamo bene che in realtà di felice c’è ben poco, considerato anche che quella di Pesaro-Urbino è la sesta provincia più indebitata d’Italia.

Noi studenti e studentesse in mobilitazione per la seconda volta interveniamo a questa effimera iniziativa per denunciare le vigliacche manovre che le aziende attuano sui laureati a proprio uso e consumo e, mai come ora, avvertiamo l’esigenza di scuotere le coscienze altrui su questa iniziativa, che ci appare come iniziazione al precariato generazionale.

Il 17 novembre di un anno fa, al termine dei cento chilometri degli “studenti senza mezzi”, eravamo sotto il Palazzo della Regione Marche per reclamare la copertura delle 800 borse di studio saltate per gli aventi diritto. Quest’ anno in questa sede non potevamo esimerci dal ribadire il nostro netto rifiuto alla svendita del bene comune, qual è l’università, in nome di una gestione dell’istruzione che sempre più assume il volto di un azienda. Ci rivolgiamo quindi ai rappresentanti dei poteri locali, che amministrano la crisi qui sul territorio e che oggi sono presenti a questa iniziativa, che poco ha a che fare con il sapere, pretendendo che prendano una posizione netta in merito all’aziendalizzazione dell’università pubblica, i cui effetti ricadranno inevitabilmente su tutta la collettività.

 

Le studentesse e gli studenti in mobilitazione

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